15 agosto - Gustavo Kranz
🎙️ Voce narrante Maurizio Repetto
📭 [email protected]
🧑💻 https://www.facebook.com/raccontidelterrore
✅ https://t.me/raccontidelterrore
📷 IG @raccontidelterrore.podcast
🧵 Threads
🖥 //https://raccontidelterrore.podview.com/
☕️ Se ti piace il nostro lavoro diventa un supporter 👉 Racconti del terrore support 🙏🙏
Non so che giorno sia, credo il 15 agosto, perché ricordo il sapore del melone caldo che ho mangiato stamattina a colazione prima che il mondo decidesse di gripparsi. Ma gli orologi qui sulla Wide Nocturne hanno smesso di battere il tempo. La mia stessa ombra sulla parete della plancia sembra muoversi con una frazione di secondo di ritardo rispetto a me. Mi asseconda, ma so che mi sta studiando. Siamo bloccati nel bel mezzo dell'Atlantico, Niente vento, niente onde. Il mare è una lastra di specchio nero così perfetta che se guardo giù non vedo l'acqua.
Vedo il riflesso del cielo. Mi dà la nausea. Mi sembra di galleggiare sul vuoto, sospeso tra due infiniti identici e capovolti. Il GPS si è resettato di nuovo, Mike, mi ha detto David un'ora fa. È l'ingegnere di bordo, ma la sua voce era piatta, priva di quell'ansia che invece a me sta spaccando il petto. Dice che siamo nel mezzo del Sahara, poi dice che siamo nel giardino di casa mia, a Toronto. Io non ho risposto. Stavo fissando il sole. È un disco arancione malato, bloccato a pochi gradi dall'orizzonte.
È lì da ore. Non sale, non scende. È un ferragosto eterno, congelato in un crepuscolo che ci sta cuocendo il cervello. Il primo brivido vero è arrivato dal ferro. Un rumore è ritmico, sordo. Qualcuno stava bussando contro lo scafo, tre metri sotto la linea di galleggiamento. Da marinaio conosco ogni vibrazione di questa nave, ogni accoppiamento termico. Questo era diverso. È la dilatazione termica delle piastre, ha tagliato corto il vecchio capitano Vance, accendendosi la ventesima sigaretta. Ma le dita li tremavano così tanto che ha dovuto usare due mani per accendere.
Ha preso una chiave inglese e ha tirato due colpi sul pavimento di metallo. Abbiamo trattenuto il respiro. Cinque secondi di silenzio assoluto, rotto solo dal ronzio dei condizionatori che stavano morendo. Poi, da sotto, sono arrivati due colpi di risposta. Non era la dilatazione. Qualcosa là sotto, nello zero assoluto degli abissi, stava ascoltando. E ci stava rispondendo. David ha iniziato a ridere, un suono stridulo, isterico, che mi ha fatto saltare i nervi. Diceva che era un sub, a mille miglia dalla costa, con quattromila metri di vuoto nero sotto la chiglia, un sub.
Poi è scesa la nebbia, una coltre bianca, caldissima, che puzzava di sale vecchio e di ozono, come l'aria densa che precede un temporale che non scoppierà mai. ha inghiottito la prua, poi i parapetti, cancellando i confini della nave. Ci ha costretti a chiuderci in plancia sotto la luce del neon d'emergenza. Mi sono appoggiato al vetro per cercare di vedere oltre il bianco. La nebbia si era diradata solo per un istante, aprendo un piccolo cerchio sulla superficie dell'acqua, proprio sotto la mia finestra.
Mi sono guardato nello specchio del mare. C'ero io, ma dietro il mio riflesso sommersa nell'acqua c'era la figura di david mi fissava con gli occhi spalancati le labbra attese in un sorriso innaturale le mani protese verso la mia gola mi sono voltato di scatto con il cuore che batteva così forte da farmi male alle orecchie david era a tre metri da me seduto nell'angolo della plancia immobile con lo sguardo perso nel vuoto david Ho sussurrato stringendo i pugni nelle tasche per non fargli vedere che mi tremavano le braccia.
Lui non si è mosso, ma quando ho guardato di nuovo giù nel riflesso, la sua controparte nell'acqua mi stava ancora fissando. Ha sollevato un dito viscido e lo ha appoggiato sulle labbra come per dirmi di stare zitto. Ora il telefono di bordo sta squillando. E l'apparecchio satellitare d'emergenza, quello che io stesso ho scollegato tre giorni fa perché le batterie erano completamente corrose dal sale. Il suono trappa nel silenzio della plancia, metallico e dritto al cervello. Vance tiene la pistola d'ordinanza puntata verso la porta di legno.
Gli occhi sbarrati, il sudore che gli cola nella barba grigia. David si è alzato. Cammina in modo strano, come una marionetta a cui abbiano allentato i fili di colpo. È mia madre, dice David, e la sua voce non sembra nemmeno più la sua. Ha un'eco profonda, liquida. Ha fatto il pranzo di Ferragosto. C'è tutta la famiglia in giardino. Devo solo aprire la porta e scendere. Siediti, David, o ti pianto una pallottola in testa. urla Vance ma la canna della pistola oscilla vistosamente David non lo sente ha già la mano sulla maniglia io vorrei muovermi vorrei afferrarlo per le spalle e sbatterlo a terra ma sono paralizzato perché ho appena guardato la mia ombra sulla parete di ferro della plancia l'ombra di Vance si muove con lui l'ombra di David si muove con lui la mia ombra è rimasta seduta sul pavimento nell'angolo oscuro.
Ha la testa fra le ginocchia e si copre le orecchie. E anche se io tengo le labbra serrate, bloccate dal terrore puro, sento la mia ombra che piange e mi prega di non guardare. E la porta si sta aprendo.
Podbean