Tre pù uno - Ambrose Bierce
🎙️ Voce narrante Maurizio Repetto
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Un uomo uscì dall'oscurità, entrò nel cerchio appena illuminato accanto al nostro fuoco da campo che andava spegnendosi e si sedette su una roccia.« Non siete i primi ad esplorare questa regione», disse con aria grave. Nessuno replicò alla sua affermazione. Lui stesso era la prova di quanto diceva, poiché non faceva parte della nostra pattuglia e doveva trovarsi nelle vicinanze quando c'eravamo accampati. Inoltre doveva avere dei compagni non molto lontano, Non era un luogo dove si poteva vivere o viaggiare da soli.
Per più di una settimana avevamo visto, oltre a noi e ai nostri animali, solo alcuni serpenti assomagli e rospi cornuti. Nel deserto dell'Arizona uno non può vivere a lungo con creature come quelle. Bisogna avere animali da soma, provviste e d'armi. Insomma, un equipaggiamento completo. E questo implica dei compagni. C'era forse qualche dubbio su che tipo di uomini potessero essere i compagni di questo straniero? Questo, insieme a qualcosa nelle sue parole interpretabile come una sfida, fece sì che ogni uomo appartenente alla nostra mezza dozzina di avventurieri gentiluomini si sollevasse a sedere e posasse la mano sulla propria arma.
Un atto significativo in quel momento ed in quel luogo. Un modo di aspettare. Lo straniero non prestò attenzione alla cosa e ricominciò a parlare con lo stesso tono di voce cauto, uniforme e monotono con il quale aveva pronunciato la prima frase. Trent'anni fa... Ramon Gallegos, William Shaw, George W. Kent e Barry Davis, tutti di Tucson, attraversammo le montagne di Santa Catalina e viaggiamo in direzione a ovest per la via più breve che la configurazione del paese permetteva. Eravamo in esplorazione ed era nostra intenzione, se non avessimo trovato nulla, di spingerci attraverso il fiume Gila in un qualche punto vicino al Big Bend, dove pensavamo ci fosse un insediamento.
Avevamo un buon equipaggiamento, ma non una guida. Eravamo solo Ramon Gallegos, William Shaw, George W. Kent e Barry Davis. L'uomo ripetè i nomi lentamente e distintamente, come per fissarli nella memoria del suo auditorio, ogni membro del quale lo stava osservando attentamente, ma con meno apprensione per quanto riguardava la presenza di possibili compagni da qualche parte in quell'oscurità che sembrava racchiuderci come un muro nero. Nell'attenzione poco amichevoli. Il suo modo di agire era piuttosto quello di un pazzo innocuo più che di un nemico.
Non eravamo così nuovi del luogo da non sapere che la vita solitaria che conducono molti abitanti della pianura ha la tendenza a sviluppare un'eccentricità nel comportamento e nel carattere che non sempre si può ben distinguere dall'aberrazione mentale. Un uomo è come un albero. In una foresta di soggetti della sua specie, cresce dritto a seconda della sua natura individuale. Da solo, in un luogo aperto, cede alle pressioni deformanti e alle torsioni di ciò che lo circonda. Tali pensieri affollavano la mia mente mentre guardavo quell'uomo da sotto l'ombra del cappello calato sugli occhi per proteggermi dalla luce del fuoco.
Si trattava di uno sciocco senza dubbio. Ma cosa stava facendo là, nel cuore del deserto? Poiché ho iniziato a raccontare questa storia, desidero descrivere l'aspetto di quell'uomo. Sarebbe una cosa logica da fare. Sfortunatamente, per qualche verso stranamente, mi trovo nell'impossibilità di farlo in modo chiaro, perché non due di noi in seguito furono d'accordo sul modo in cui era vestito e sul suo aspetto. E quando io tentai di esprimere le mie impressioni, queste diventarono estremamente vaghe.
Chiunque è capace di raccontare una storia qualsiasi. La narrazione è uno dei poteri elementari della razza umana, ma il talento per la descrizione è un dono. Poiché nessuno aveva rotto il silenzio, il nostro visitatore continuò. Questo paese allora non era come è adesso. Non c'era nessun ranch tra il Gila e il Gulf. C'era un po' di selvaggina qui e là sulle montagne e vicino ai rari pascoli grandi pozze d'acqua sufficienti a non far morire di fame i nostri animali. Se fossimo stati così fortunati da non incontrare nessun indiano, saremmo potuti giungere a destinazione.
Ma dopo una settimana, lo scopo della nostra spedizione era passato dalla ricerca di ricchezze alla difesa delle nostre vite. Ci eravamo allontanati troppo per tornare indietro e ciò che si trovava davanti a noi non era peggio di quello che ci eravamo lasciati dietro. Così proseguimmo, cavalcando di notte per evitare gli indiani e il caldo intollerabile. e nascondendoci di giorno come meglio potevamo. Qualche volta, avendo esaurito i nostri rifornimenti di carne selvatica ed avendo vuotato i barili, rimanevamo giorni interi senza mangiare e bere.
Poi una pozza d'acqua o uno stagno poco profondo sul fondo di un roio ristoravano le nostre forze e la salute tanto da permetterci di colpire qualche animale selvatico che cercava anche lui l'acqua. A volte era un urso, a volte un antilope, un coyote o un puma, come Dio voleva. Tutto era cibo. Una mattina, mentre costeggiavamo una catena di montagne cercando un passo praticabile, fummo attaccati da una banda di Apache che aveva seguito le nostre tracce su per un burrone non lontano da qui. Sapendo che ci erano superiori di numero di circa dieci a uno, non presero nessuna delle loro usuali precauzioni, ma si lanciarono contro di noi al galoppo, sparando e gridando.
Combattere era fuori questione. Spronammo i nostri deboli animali su per il burrone fino a quando ci fu spazio per uno zoccolo. Poi smontammo di sella e scappammo dentro la macchia su uno dei pendii, abbandonando tutto il nostro equipaggiamento ai nemici. Tenemmo però i fucili, tutti. Ramon Gallegos, William Shaw, George W. Kent e Barry Davis. La stessa simpatica gente di prima, disse l'umorista del nostro gruppo. Era un uomo dell'Est poco pratico delle regole discrete dei rapporti sociali. Un gesto di disapprovazione del nostro capo lo indusse al silenzio e lo straniero proseguì con il suo racconto.
Anche i selvaggi smontarono ed alcuni di loro corsero su per il burrone sotto il punto in cui noi lo avevamo abbandonato, chiudendo un'eventuale ritirata in quella direzione e obbligandoci a salire da quel lato. Sfortunatamente la macchia si stendeva solo per poco sul pendio, e non appena giungemmo sul terreno aperto, fumo accolti dal fuoco di una dozzina di fucili. Ma gli apache sparano male quando hanno fretta, ed io aveva stabilito che nessuno di noi fosse colpito. A una ventina di metri sul pendio, sotto il margine della boscaglia, c'erano delle rocce verticali tra le quali, proprio davanti a noi, si schiudeva una stretta apertura.
Vi corremmo dentro e ci trovammo in una caverna larga, quasi come la stanza di una casa. Lì fumo in salvo per un po', Un solo uomo con un fucile a ripetizione poteva difendere l'entrata contro tutti gli apache del paese. Ma contro la fame e la sete non potevamo difenderci. Avevamo ancora coraggio, ma la speranza era ormai un ricordo. In seguito non vedemmo più nessuno di quegli indiani, ma dal fumo e dal riverbero dei loro fuochi nel burrone sapevamo che ci osservavano di giorno e di notte dal limite della macchia con i fucili pronti e sapevamo che, se avessimo tentato una sortita, nessuno di noi mai sarebbe vissuto tanto da fare tre passi all'aperto.
Per tre giorni facendo la guardia a turno resistemmo prima che le nostre sofferenze diventassero insopportabili. Poi, al mattino del quarto giorno, Ramon Gallegos disse« Signores, non conosco bene il buon Dio e ciò che gli può fare piacere. Sono vissuto senza religione e non so cosa voi ne pensiate. Scusate, signores, se vi sconvolgo, ma per me è arrivato il momento di battergli a pascia questo gioco». Si inginocchiò quindi sul pavimento di roccia e si puntò la pistola alla tempia.« Madre de Dios», disse,« ora arriva da te l'anima di Ramon Gallegos».
E così ci lasciò. Noi tre. William Shaw, George W. Kent e Barry Davis. Io ero il capo e toccò a me parlare. Era un bravo uomo, disse. Sapeva quando e come morire. È sciocco impazzire per la sete o cadere sotto i colpi degli apache o essere squaiati vivi. È di cattivo gusto. Facciamo come Ramon Gallegos. Giusto, disse William Shaw. Giusto, disse George W. Kent. Ricomposi le membra di Ramon Gallegos e gli misi un pazzoletto sul viso. Poi William Shaw disse« Mi piacerebbe assomigliargli fra un momento».
George W. Kent disse di pensarla allo stesso modo.« Sarà così», dissi.« I diavoli russi aspetteranno una settimana. William Shaw e George Kent, estraete la vostra pistola e inginocchiatevi». Lo fecero e io rimasi in piedi davanti a loro. Dio Onnipotente, Padre Nostro, dissi. Dio Onnipotente, Padre Nostro, ripetè William Shaw. Dio Onnipotente, Padre Nostro, disse a sua volta George W. Kent. Perdona i nostri peccati, dissi io. Perdona i nostri peccati, dissero loro. E ricevi le nostre anime. E ricevi le nostre anime.
Amen. Amen. Li portai accanto a Ramon Gallegos e coprì loro il viso. Ci fu un rapido movimento dall'altra parte del fuoco. Uno dei nostri era saltato in piedi con la pistola in pugno.« E tu?» gridò.« Tu osasti scappare? Osasti rimanere vivo?» tu cane codardo! Ti manderò a raggiungerli, anche se sarò impiccato per questo!» Ma con un balzo da pantera, il capitano fu su di lui e gli afferrò il polso.« Trattieniti, Sam Yunfei, trattieniti!» Ora eravamo tutti in piedi, tranne lo straniero che sedeva immobile e apparentemente distratto.
Qualcuno afferrò l'altro braccio di Yunsei. Capitano, disse, c'è qualcosa che non va qui. Questo individuo o è un pazzo o semplicemente un bugiardo. Ma solo un semplice bugiardo nato che Yunsei non ha il diritto di uccidere. Se quest'uomo era del gruppo, quello doveva essere formato da cinque membri, uno dei quali, probabilmente lui, non è stato nominato. Sì, disse il capitano, lasciando l'uomo che si era levato in piedi e che si rimise a sedere. C'è qualcosa di strano. Anni fa quattro cadaveri di uomini bianchi scotennati e vergognosamente mutilati furono trovati vicino all'entrata della caverna.
Sono sepolti là. Ho visto le loro tombe e le vedremo tutti domani. Lo straniero si alzò e rimase in piedi nella luce del fuoco che andava estinguendosi, dato che nell'attenzione spasmodica dedicata al racconto avevamo dimenticato di riattizzarlo. Erano quattro, disse. Ramon Gallegos, William Shaw, George W. Kent e Barry Davis. Dopo aver ripetuto i nomi dei morti, si incamminò nell'oscurità e non lo vedemmo più. In quel momento uno del nostro gruppo, che era di guardia, venne a grandi passi da noi, con il fucile in mano e piuttosto eccitato.« Capitano», disse,« durante l'ultima mezz'ora tre uomini sono rimasti in piedi là, sull'altipiano», indicò la direzione presa dallo straniero.
Li potevo vedere distintamente dato che la luna è alta, ma siccome non avevano fucili e li tenevo sotto mira, ho pensato che dovessero essere loro a muoversi. Non si sono mossi, ma che siano dannati mi hanno dato sui nervi. Ritorna al tuo posto e restaci fin quando li vedi di nuovo, disse il capitano. Il resto di voi si corichi nuovamente o vi sbatterò tutti a calce nel fuoco. La sentinella si ritirò obbediente e bestemmiando e non tornò. Mentre stavamo aggiustandoci le coperte, l'impetuoso Junzei disse, chiedo scusa capitano, ma chi diavolo pensate che fossero?
Ramon Gallegos, William Shaw e George W. Kent. Ma che ne pensate di Barry Davis? Avrei dovuto sparargli. Sarebbe stato assolutamente inutile. Non avresti potuto fare di uno già morto un cadavere. Vai a dormire. Grazie.
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