Cacciatori di vecchi - Dino Buzzati
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Speaker 2: Roberto Sargini, amministratore di una piccola cartiera, 46 anni, i capelli grigi, bell'uomo,
Speaker 2: fermò alle due di notte la sua automobile a pochi
Speaker 2: passi da un bar tabaccheria, chissà come ancora aperto.« Un
Speaker 2: minuto e torno», disse la ragazza seduta al suo fianco.«
Speaker 2: Era una bella ragazza». Alla luce dei lampioni al neon,
Speaker 2: il bambino, Il rosso delle sue labbra spiccava come un
Speaker 2: esaltato fiore. Dinanzi alla tabaccheria erano parcheggiate delle macchine. Lui
Speaker 2: aveva dovuto fermarsi un poco più in là. Era una
Speaker 2: sera di maggio, con l'aria tiepida e viva della primavera.
Speaker 2: Strade tutte deserte. Lui entrò nel bar a comprare sigarette.
Speaker 2: Come fu di nuovo sulla soglia e si apprestava a
Speaker 2: raggiungere la macchina, il sinistro richiamo echeggiò. Dalle case di fronte,
Speaker 2: o da una strada laterale, o erano scaturiti dall'asfalto stesso,
Speaker 2: creature scellerate. Due, tre, cinque, sette fulmine e sagome si
Speaker 2: avventarono concentricamente in direzione della macchina.
Speaker 3: Dagli, dagli
Speaker 2: al vecchio! Ed ecco il sibilo lacerante, lungo, a singhiozzi,
Speaker 2: fanfara di una guerra per le giovani canaglie. Nelle ore
Speaker 2: più strane della notte esso scuoteva dal sonno interi rioni
Speaker 2: e la gente con un bribido si rintanava ancora di
Speaker 2: più nel letto raccomandando addio lo sciagurato di cui si
Speaker 2: stava iniziando il linciaggio. Roberto misurò il pericolo. Ce l'avevano
Speaker 2: con lui. Erano i tempi che gli uomini di oltre
Speaker 2: quarant'anni ci pensavano due volte a mostrarsi in giro nelle
Speaker 2: ore funde della notte. Oltre i quarant'anni si era vecchi
Speaker 2: e per i vecchi Le generazioni nuove avevano un totale disprezzo.
Speaker 2: Un risentimento cupo eccitava i nipoti verso i nonni, i
Speaker 2: figli verso i padri. Di più, si erano formate delle
Speaker 2: specie di club, di compagnie, di sette, dominati da un
Speaker 2: odio selvaggio verso gli anziani, come se questi fossero responsabili
Speaker 2: delle loro scontentezze, malinconie, delusioni, infelicità così tipiche da che
Speaker 2: mondo è mondo della giovinezza. e di notte queste masnade
Speaker 2: si scatenavano, soprattutto in periferia alla caccia di vecchi. Se
Speaker 2: riuscivano ad agguantarne uno, lo tempestavano di botte, lo denudavano,
Speaker 2: lo frustavano, lo imbrattavano di vernici per poi lasciarlo legato
Speaker 2: ad un albero o a un lampione. In certi casi,
Speaker 2: nella frenesia del brutale rito, andavano più in là, e all'alba,
Speaker 2: sconvolti e deturpati cadaveri venivano trovati in mezzo alla strada.
Speaker 2: Il problema dei giovani, questo eterno cruccio che nei millenni
Speaker 2: della storia era stato digerito senza scosse di padre in figlio,
Speaker 2: finalmente esplodeva. I giornali, la radio, la televisione, i film
Speaker 2: gli avevano dato corda. I giovani vennero blanditi, commiserati, adulati, esaltati,
Speaker 2: incoraggiati a imporsi nel mondo con qualsiasi mezzo. I vecchi stessi,
Speaker 2: impauriti da questo vasto moto degli animi, vi partecipavano per
Speaker 2: crearsi un alibi, per far sapere, ma tanto era inutile,
Speaker 2: che loro avevano sì cinquanta o sessant'anni, ma il loro
Speaker 2: spirito era ancora fresco, loro condividevano le aspirazioni e i
Speaker 2: travagli delle nuove reclute. Illusi. Parlassero in un modo o
Speaker 2: in un altro, i giovani erano contro. I giovani si
Speaker 2: sentivano i padroni del mondo, i giovani, come era giusto,
Speaker 2: pretendevano la signoria finora tenuta dai patriarchi. L'età è una colpa,
Speaker 2: era il loro slogan, di cui le scorrerie notturne, per
Speaker 2: le quali l'autorità, a sua volta intimorita, chiudeva volentieri un occhio.
Speaker 2: Peggio per loro. In fondo, se dei deteriorati fusti, che
Speaker 2: avrebbero fatto bene a stare inchiusi in casa, si permettevano
Speaker 2: il lusso di provocare i giovani con le loro smagne senibili,
Speaker 2: Specialmente presi di mira erano i vecchi in compagnia di
Speaker 2: donne giovani. Allora il giubilo dei persecutori toccava il colmo.
Speaker 2: Nei casi favorevoli, che per la verità si ripetevano assai spesso,
Speaker 2: l'uomo veniva legato e bastonato, mentre sotto i suoi occhi
Speaker 2: la compagna veniva sottoposta dai coetanei a complicate e lunghe
Speaker 2: sopraffazioni corporali di ogni genere. Roberto Saggini misurò il pericolo.
Speaker 2: Si disse... Io non faccio in tempo a raggiungere la macchina,
Speaker 2: ma mi posso rifugiare nel bar. Quei mascalzoni non oseranno entrare.
Speaker 2: Lei sì, invece, fa in tempo. Silvia! Silvia! gridò. Metti
Speaker 2: in moto e fuggi! Presto, presto! La ragazza, per fortuna, capì.
Speaker 2: Con un fulminio colpo d'anca, passò al posto di guida,
Speaker 2: mise in moto, innestò la marcia e scattò in avanti
Speaker 2: col motore imballato. L'uomo respirò di sollievo. Ora doveva pensare
Speaker 2: a se stesso. e si voltò per trovare Scampo nel bar,
Speaker 2: ma in quell'istante stesso la Sara Cinesca fu abbassata di schianto.« Aprite! Aprite!» supplicò.
Speaker 2: Nessuno dall'interno rispose. Come sempre, quando erano in corso le
Speaker 2: scorrerie dei ragazzi, tutti si rinchiudevano nel guscio. Nessuno voleva
Speaker 2: vedere o sapere, nessuno voleva restarci immischiato. Non c'era un
Speaker 2: istante da perdere. Illuminati in pieno dai vividi lampioni, Sette
Speaker 2: o otto tipi convergevano verso di lui senza neppure correre,
Speaker 2: tanto erano certi di agguantarlo. Ce n'era uno, alto, pallido,
Speaker 2: la testa rasata, con un maglione rosso scuro su cui
Speaker 2: spiccava una grande R maiuscola, bianca.« Sono perduto», pensò Sergini.
Speaker 2: Di quel R i giornali parlavano da mesi. Era la
Speaker 2: sigla di Sergio Regora, il capobanda più crudele. Si raccontava
Speaker 2: che di vecchi ne avesse già sconciati personalmente più di
Speaker 2: una cinquantina. L'unica era tentare. A sinistra e in fondo
Speaker 2: al viale si apriva un largo spiazzo dove era installato
Speaker 2: un lunapark. Tutto stava nel riuscire a portarsi in colume
Speaker 2: fin là, poi, nell'intrico dei padiglioni e delle carovane, sarebbe
Speaker 2: stato facile nascondersi. Partì di scatto, era ancora un uomo agile.
Speaker 2: Con la coda dell'occhio vide che gli arrivava addosso, da destra,
Speaker 2: per tagliargli la strada, una ragazzetta tarchiata, anche lei col
Speaker 2: maglione e la R bianca. Aveva una faccia rincagnata, tutt'altro
Speaker 2: che spiacevole, una bocca larga che gridava« Ferma, ferma, vecchio porco!».
Speaker 2: Nella destra impugnava un pesante scudiscio di cuoio. La ragazza
Speaker 2: gli venne a sbattere addosso. ma l'uomo aveva una tale
Speaker 2: rincorsa che lei non resse e si trovò scaraventata a
Speaker 2: terra prima di aver avuto neppure il tempo di colpirlo.
Speaker 2: Apertosi così un barco, Saggini, con tutto il fiato che
Speaker 2: gli restava, si lanciò verso lo spiazzo tenebroso. Un recinto
Speaker 2: di transenne chiudeva l'area della fiera. Lo superò d'un valzo,
Speaker 2: corse laddove le tenebre gli sembravano più fitte e gli
Speaker 2: altri dietro.« Eh, vuol fuggire la carogna!» esclamò Sergio Regora.
Speaker 2: che non si affrettava eccessivamente sicuro di scovare la preda
Speaker 2: e si ribella anche un compagno che li galoppava accanto
Speaker 2: senti capo devo dirti una cosa erano al limite del
Speaker 2: luna park si fermarono proprio adesso vuoi dirla vorrei sbagliarmi
Speaker 2: ma ho tutta l'impressione che quel tipo sia mio babbo
Speaker 2: tuo papà quel maiale sì mi sembra proprio lui tanto
Speaker 2: meglio ma io Adesso mi vorrei piantare grane, spero. Mi
Speaker 2: sembra una certa cosa. Tu gli vuoi bene. Uff, è
Speaker 2: un tale imbecille e poi un rompiscatole che non finisce più.
Speaker 2: E allora? Mi sembra una certa cosa, ti ripeto. Sei
Speaker 2: una gelatina, sei berbognati. Con mio padre finora non mi
Speaker 2: è mai capitato, ma scommetto che ci troverei più gusto. Su, su,
Speaker 2: adesso bisogna stanarlo. Col cuore in gola per l'affanno della corsa,
Speaker 2: Saggini si era rincantucciato ai piedi di un gran tendone,
Speaker 2: forse un piccolo circo in piena ombra, cercando di sparire
Speaker 2: fra i lembi di tela. Accanto, a cinque, sei metri,
Speaker 2: stava un carrozzone zingaresco con un finestrino illuminato. L'aria fu
Speaker 2: lacerata da un nuovo sibilo dei malnati. Nel carrozzone ci
Speaker 2: fu un tramestio. Poi una donna grassa e molto bella
Speaker 2: si affacciò alla porticina incuriosita.
Speaker 2: Signora
Speaker 3: Signora!»
Speaker 2: mi sbigliò Saggini dal suo malcelato nascondiglio cosa c'è? fece
Speaker 2: qui la diffidente la supplico mi lasci entrare sono inseguito
Speaker 3: mi vogliono ammazzare
Speaker 2: no no qui non vogliamo pasticci
Speaker 3: ventimila lire se mi lascia entrare cosa? ventimila lire
Speaker 2: no no qui siamo gente onesta si ritirò rinchiusa la
Speaker 2: porticina si udì il colpo del catenaccio interno anche la
Speaker 2: luce si spense Silenzio. Né voci né rumori di passi.
Speaker 2: Che la banda avesse rinunciato. Un orologio lontano batte le
Speaker 2: due e un quarto. Un orologio lontano batte le due
Speaker 2: e mezza. Un orologio lontano batte le due e tre quarti. Lentamente,
Speaker 2: attento a non far rumore, Sargini si alzò in piedi.
Speaker 2: Forse adesso poteva squagliarsela. D'impeto uno di quei maledetti gli
Speaker 2: fu addosso. e alzò la destra vibrando un coso che
Speaker 2: non si capiva bene. Saggini, con pensiero fulmineo, si ricordò
Speaker 2: ciò che tanti anni prima gli aveva detto un amico.«
Speaker 2: Se uno ti vuol menare, basta un pugno nel mento.
Speaker 2: L'importante è fare contemporaneamente un salto in su. Allora non
Speaker 2: è il pugno, ma tutto il corpo che colpisce». Saggini
Speaker 2: spiccò il salto. Il pugno incontrò una cosa dura con
Speaker 2: un sordo crocchio.« Oh!» gemette l'altro afflosciandosi disteso nel volto
Speaker 2: contratto e doloroso che si ribaltava indietro il saggini riconobbe
Speaker 2: suo figlio tu ettore e si chinò con l'intenzione di
Speaker 2: soccorrerlo ma tre o quattro ombre sbucarono e qui e
Speaker 2: qui dai al vecchio via come un pazzo balzando da
Speaker 2: una zona d'ombra all'altra incalzato dall'ansito dei cacciatori sempre più
Speaker 2: rabbioso e più vicino all'improvviso Un arnese metallico gli fu
Speaker 2: pestato di traverso su una guancia, con terribile dolore. Fece
Speaker 2: uno scarto disperato, cercò intorno uno scampo, lo avevano costretto
Speaker 2: ai limiti del recinto. Il Luna Park non gli poteva
Speaker 2: offrire più salvezza. Più in là, a un centinaio di metri,
Speaker 2: cominciavano i giardini. Le energie della disperazione gli fecero superare
Speaker 2: la distanza senza essere raggiunto, anzi, La manovra accolse i
Speaker 2: cacciatori di sorpresa. Solo all'ultimo, quando egli aveva già raggiunto
Speaker 2: il bordo di un boschetto, fu dato l'allarme.« Di là,
Speaker 2: di là! Guardatelo che si nasconde nel bosco! Dagli, dagli
Speaker 2: al vecchio!» Ricominciò l'inseguimento. Se lui fosse durato fino alle
Speaker 2: prime luci dell'alba, forse sarebbe stato salvo. Ma quante ore mancavano?
Speaker 2: Gli orologi qua e là battevano le ore. Nell'orgasmo egli
Speaker 2: non riusciva mai a contare i colpi. giù in una valletta,
Speaker 2: su per una ripa, via attraverso un fiumiciattolo, ma ogni
Speaker 2: volta che si volgeva indietro, tre o quattro manigoldi erano là, implacabili,
Speaker 2: annaspanti verso di lui. Quando con le ultime forze si
Speaker 2: fu inerpicato sul ciglio di un ripidissimo bastione, vide che
Speaker 2: il cielo di là dello schieramento dei tetti impallidiva. Ma
Speaker 2: ormai era troppo tardi. Si sentiva completamente esausto, dalla guancia
Speaker 2: ferita rivoli di sangue. E Regora lo stava per raggiungere.
Speaker 2: Ne intravedeva nella penombra il bianco sogginio. I due si
Speaker 2: trovarono di fronte sul breve crinale erboso. Regora non ebbe
Speaker 2: neanche bisogno di colpirlo. Per scansarsi, Saggini fece un passo indietro.
Speaker 2: Non trovò l'appoggio. Precipitò all'indietro, giù per la dirupa scarpata,
Speaker 2: tutta pietre e rovi. Si udì il tonfo. Poi un
Speaker 2: gemito carnoso.« Non ci ha rimesso la pelle, ma si
Speaker 2: è conciato come si deve!» disse Regora. Adesso è meglio sloggiare,
Speaker 2: non si sa mai. La polizia ha le sue lune.
Speaker 2: Se ne andarono in gruppetto, commentando la caccia fra sguaiati
Speaker 2: scoppi di risa. Quanto era durata, però. Nessun vecchio aveva
Speaker 2: dato tanto da fare. Anche loro erano stanchi. Chissà perché,
Speaker 2: ma erano stanchissimi. Il gruppetto si sciolse. Regora si incamminò
Speaker 2: con la ragazza. Giunsero a una piazza illuminata intensamente.« Ma
Speaker 2: che cos'hai sulla testa?» chiese lei.« E tu?»« Anche tu!»
Speaker 2: Si avvicinarono esaminandosi a vicenda.« Dio, che faccia che hai!
Speaker 2: E come mai tutto quel bianco sui capelli?»« Anche tu!
Speaker 2: Anche tu hai una faccia spaventosa!» Un'improvvisa inquietudine. A regola
Speaker 2: non era mai capitato. Si avvicinò a una vetrina per specchiarsi.
Speaker 2: Nel vetro vide distintamente un uomo di circa quarant'anni. Gli
Speaker 2: occhi e le guance vizze, il collo come quello dei pellicani.
Speaker 2: Provò a sorridere. Proprio davanti gli mancavano due denti. Era
Speaker 2: un incubo. Si voltò. Anche la ragazza era sparita. Poi,
Speaker 2: dal fondo della piazza, sbucarono di gran corsa tre ragazzi.
Speaker 2: Erano cinque. Erano otto. mandarono un lungo, terrificante fischio.« Dagli!
Speaker 3: Dagli al vecchio!»
Speaker 2: Regora cominciò a correre con tutte le sue forze, ma
Speaker 2: erano poche. La giovinezza, la spavalda e spietata stagione sembrava
Speaker 2: che dovesse durare tanto, sembrava che non dovesse finire mai più.
Speaker 2: E a bruciarla era bastata una notte. Adesso non restava
Speaker 2: più niente da spendere. Adesso il vecchio era lui e
Speaker 2: veniva il suo turno.
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