L'invito del destino - Gustavo Kranz
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Speaker 2: Non avrei mai dovuto accettare quell'invito. Ma cosa può fare
Speaker 2: un uomo che la noia ha già divorato per metà?
Speaker 2: A trent'anni, Parigi mi appariva come un cimitero di maschere sorridenti,
Speaker 2: un carosello di piaceri meccanici che ripetevano lo stesso spartito logolo.
Speaker 2: Quando giunse la lettera del conte di Marigny, con quel
Speaker 2: sigillo di cera nera che pareva un grumo di sangue rappreso,
Speaker 2: la mia curiosità non fu che un sussulto di nervi esausti.
Speaker 2: Il viaggio verso la bassa Normandia fu un preludio di desolazione.
Speaker 2: Il treno fischiava attraverso pianure annegate dalla pioggia, tra pioppi
Speaker 2: che parevano dita scheletriche protese verso un cielo di zinco.
Speaker 2: Giunsi alla stazione di una cittadina senza nome, dove l'unico
Speaker 2: vetturino disponibile mi guardò con una pietà che avrebbe dovuto allarmarmi.«
Speaker 2: Andate a Val de Morte, signore?» mi chiese frustando un
Speaker 2: ronzino che pareva tenuto insieme solo dalla forza dell'abitudine.« Si
Speaker 2: dice che lassù l'aria sia pesante, si dice che gli
Speaker 2: orologi si fermino per non dover contare i minuti in
Speaker 2: quella casa». Risi. All'epoca ridevo di tutto ciò che non capivo.
Speaker 2: Credevo che il mistero fosse solo una mancanza di luce
Speaker 2: elettrica o una digestione difficile. Non sapevo che esistono luoghi
Speaker 2: in cui la realtà si assottiglia fino a diventare una
Speaker 2: membrana trasparente sopra l'abisso. Il castello apparve tra le nebbie
Speaker 2: del crepuscolo come un'allucinazione di pietra. Non aveva la maestosità
Speaker 2: delle roccaforti feudali, ma la malinconia di una tomba di
Speaker 2: famiglia lasciata all'incuria. Le mura erano incrostate di licheni giallastri,
Speaker 2: simili a una malattia della pelle che rodeva il granito.
Speaker 2: venne accolto da un servitore così magro e silenzioso che
Speaker 2: sembrava un'ombra proiettata contro il muro. Mi condusse attraverso gallerie
Speaker 2: dove i ritratti degli antenati parevano seguirmi con occhi carichi
Speaker 2: di un odio secolare. Poi la porta del salone si aprì.
Speaker 2: Il conte Marigny non somigliava affatto ai vampiri del folclore transilvano,
Speaker 2: non aveva mantelli foderati di seta rossa né artigli pronti
Speaker 2: a dermire. Era un uomo di una distinzione suprema e terribile.
Speaker 2: Indossava una giacca da camera di velluto nero così profondo
Speaker 2: da sembrare un buco nella stanza. La sua pelle aveva
Speaker 2: la trasparenza della porcellana antica e le sue mani, lunghe
Speaker 2: e affilate, riposavano sui braccioli della poltrona con una stasi minerale.« Benvenuto,
Speaker 2: caro d'Artois», disse, e la sua voce era un sussurro
Speaker 2: che pareva venire non dalla gola, ma dalle pareti stesse.«
Speaker 2: Siete venuto a cercare il brivido della solitudine?» O forse
Speaker 2: cercate di capire perché un uomo decida di seppellirsi vivo
Speaker 2: tra queste pietre. Cerco la verità, conte, risposi con una
Speaker 2: baldanza che sentivo già incrinarsi. Egli sorrise. Fu un movimento
Speaker 2: lento che stirò la pelle sottile degli zigomi. La verità
Speaker 2: è un veleno che pochi sanno digerire. Ma ceniamo. Il
Speaker 2: corpo ha le sue esigenze, finché ha la pretesa di
Speaker 2: chiamarsi vivo. La tavola era apparecchiata con una ricercatezza quasi funebre,
Speaker 2: posate d'argento pesanti, cristalli di boemia che rifrangevano la luce
Speaker 2: fioca delle candele in schegge violace. Io mangiavo con una
Speaker 2: fame nervosa, divorando selvaggina che sapeva di terra e di bosco. Lui, invece,
Speaker 2: non toccò cibo. Davanti a sé aveva solo un calice
Speaker 2: di cristallo colmo di un liquido che non aveva la
Speaker 2: fluidità del vino. Era denso, oleoso. e quando il conte
Speaker 2: lo portava alle labbra, i suoi occhi sembravano accendersi di
Speaker 2: una luce febbrile, un bagliore che non apparteneva alla ragione.«
Speaker 2: Voi parigini credete che il sangue sia solo un fluido vitale?»
Speaker 2: mormorò fissando il calice.« Non capite che è memoria liquida.
Speaker 2: In ogni goccia è racchiusa la storia di un'anima, i
Speaker 2: suoi terrori, le sue speranze, il calore dei suoi pomeriggi d'estate.
Speaker 2: Io non mi nutro di proteine d'Artois, Io mi nutro
Speaker 2: di tempo. Sentì un brivido scendermi lungo la schiena. L'uomo
Speaker 2: parlava con una calma che escludeva la follia e questo
Speaker 2: era l'aspetto più terrificante. Non era un pazzo che si
Speaker 2: credeva un mostro. Era un essere che aveva accettato la
Speaker 2: propria mostruosità come una legge fisica. Sapete cos'è la vecchiaia?
Speaker 2: Continuò con uno sguardo perso nel vuoto. Non è il
Speaker 2: decadere della carne. È la saturazione dello spirito. Quando hai
Speaker 2: visto troppi tramonti, quando hai ascoltato troppe promesse infrante, il
Speaker 2: mondo diventa trasparente, diventa un teatro di ombre cinesi. E
Speaker 2: allora l'unica cosa che può darti un sussulto è il
Speaker 2: calore che rubi a chi ha ancora il dono di illudersi.
Speaker 2: Quella notte il mio sonno fu un campo di battaglia.
Speaker 2: Mi svegliai più volte con la sensazione che qualcuno fosse
Speaker 2: seduto ai piedi del letto, ma ogni volta che accendevo
Speaker 2: un fiammifero La stanza era deserta, eppure l'aria... l'aria era diversa,
Speaker 2: era pesante, carica di un'elettricità malsana, come se il vuoto
Speaker 2: stesso fosse diventato solido. Ricordai le parole di un mio
Speaker 2: amico medico, un uomo che aveva studiato le malattie del
Speaker 2: sistema nervoso. Mi diceva che l'orrore non viene dall'esterno, ma dall'interno,
Speaker 2: che sono i nostri sensi a tradirci, rivelandoci frammenti di
Speaker 2: una realtà che normalmente la natura ci nasconde per preservare
Speaker 2: la nostra sanità mentale. Mi alzai e uscii nel corridoio.
Speaker 2: Il castello respirava. Sentivo i lamenti del legno, il fischio
Speaker 2: del vento nelle fessure e sotto tutto questo un battito sordo, regolare,
Speaker 2: come un cuore gigantesco nascosto sotto le fondamenta. Arrivai davanti
Speaker 2: alla camera del conte. La porta era socchiusa. Non potei
Speaker 2: fare almeno di guardare. L'uomo era chino su una giovane donna,
Speaker 2: una delle serve che avevo visto nel pomeriggio. Lei era immobile,
Speaker 2: in piedi, con le braccia abbandonate lungo i fianchi. Il
Speaker 2: conte non stava mordendo. Le sue labbra erano accostate alla
Speaker 2: tempia della ragazza e il suo corpo era percorso da
Speaker 2: lunghi brividi ritmici. Vede allora l'orrore invisibile. Non era sangue
Speaker 2: ciò che scorreva, ma una sorta di luminescenza grigiastra che
Speaker 2: passava dalla fanciulla all'uomo. La ragazza sembrava rimpicciolire, appassire, come
Speaker 2: un fiore reciso troppo presto, mentre le membra del conte
Speaker 2: parevano distendersi, riempirsi di una vigoria innaturale. Fuggì nella mia
Speaker 2: stanza sbarrando la porta. Ero preda di un terrore che
Speaker 2: non era più paura della morte, ma paura dell'assurdo. Il
Speaker 2: mattino dopo la colazione fu servita dal solito maggiordomo. Mi
Speaker 2: informò che la giovane Marie era stata accolta da una
Speaker 2: febbre improvvisa e non avrebbe potuto servire a tavola. Guardai
Speaker 2: fuori dalla finestra. Il giardino era immerso in una nebbia
Speaker 2: che non si alzava. Il conte entrò poco dopo. Appariva radioso,
Speaker 2: quasi giovane. La sua pelle aveva un colorito che si
Speaker 2: sarebbe potuto definire sano se non fosse stato per quell'innaturale
Speaker 2: perfezione marmorea.« Avete riposato, amico mio?» chiese, e nella sua
Speaker 2: voce c'era una nota di derisione.« Il sonno in questa
Speaker 2: casa è profondo, quasi quanto l'oblio. Voglio andarmene con te»,
Speaker 2: dissi con voce tremante.« Questo posto mi opprime. Sento che
Speaker 2: la mia stessa mente si sta sgretolando». Egli si avvicinò
Speaker 2: a me. Non sentì il calore del suo corpo, ma
Speaker 2: una sorta di risucchio d'aria, come se la sua sola
Speaker 2: presenza creasse un vuoto atmosferico. Andarvene? E per tornare dove?
Speaker 2: A Parigi a guardare gli uomini che si uccidono lentamente
Speaker 2: con i loro piccoli vizi e le loro piccole ambizioni.
Speaker 2: Qui voi siete al centro del mondo. Qui tocchiamo l'essenza
Speaker 2: stessa dell'esistere. Voi non siete un ospite d'Artois. Siete un dono.
Speaker 2: Un uomo con la vostra sensibilità, con la vostra intelligenza.
Speaker 2: La vostra anima deve avere un sapore... squisito, un bouquet
Speaker 2: di rimpianti e di sogni mai realizzati che mi darebbe
Speaker 2: forza per un secolo. Capì in quel momento che la
Speaker 2: sua non era crudeltà, ma un'estetica della fame. Io ero
Speaker 2: per lui quello che un'annata pregiata di Bordeaux è per
Speaker 2: un intenditore. Cercai di scappare, corsi attraverso il parco, ma
Speaker 2: i sentieri sembravano ripiegarsi su se stessi, riportandomi costantemente davanti
Speaker 2: al cancello chiuso. La nebbia era diventata un muro, una
Speaker 2: sostanza lattiginosa che soffocava le mie grida e rallentava i
Speaker 2: miei movimenti. Caddi nell'erba umida, piangendo come un bambino. Sentivo
Speaker 2: la vita scivolarmi via dalle dita, non per una ferita,
Speaker 2: ma per una sorta di evaporazione spirituale. Ogni pensiero felice,
Speaker 2: ogni immagine della mia infanzia, ogni desiderio di bellezza veniva
Speaker 2: strappato dal mio cranio. Vedi il conte camminare verso di me.
Speaker 2: non toccava il suolo. Era un'ombra tra le ombre.« Non temete», sussurrò,
Speaker 2: e la sua voce era ora una carezza funebre.« Non
Speaker 2: vi ucciderò, sarebbe uno spreco. Vi terrò qui in questo
Speaker 2: stato di grazia tra la carne e il nulla. Sarete
Speaker 2: il mio specchio, il compagno della mia eternità. Verremo insieme
Speaker 2: il tempo degli altri finché l'ultimo sole non si spegnerà
Speaker 2: sopra le rovine del mondo. Oggi è una giornata di sole, credo,
Speaker 2: ma il sole non ha più calore per me. Mi
Speaker 2: siedo nel giardino di Valdemorte e guardo le lucertole correre
Speaker 2: sulle pietre calde. Le invidio. Loro appartengono alla terra, al
Speaker 2: ciclo della vita che nasce e muore. Io sono un'estensione
Speaker 2: del conte. Le mie vene sono vuote, ma i miei
Speaker 2: sensi sono iperacuti, Sento il rumore della linfa che sale
Speaker 2: negli alberi. Sento il battito d'ali di una farfalla a
Speaker 2: chilometri di distanza. Ma è una conoscenza sterile. Non provo
Speaker 2: più nulla. Né gioia, né dolore, né desiderio. A volte
Speaker 2: un viaggiatore smarrito arriva al castello. Lo guardo con una
Speaker 2: fame che non è mia, ma che è diventata la
Speaker 2: mia unica ragione di essere. Vedo il calore che emana
Speaker 2: dalla sua pelle. Vedo la luce nei suoi occhi e
Speaker 2: so che presto quella luce passerà in me, come un
Speaker 2: prestito che non verrà mai restituito. Siamo due parassiti del tempo,
Speaker 2: io e il conte, due spettri vestiti di velluto che
Speaker 2: attendono la fine di tutto in questa nebbia normanna che
Speaker 2: non si dirà da mai. L'orrore, vedete, non è il sangue.
Speaker 2: L'orrore è scoprire che l'anima è solo un combustibile e
Speaker 2: che una volta bruciata Non resta che un freddo eterno,
Speaker 2: una notte senza stelle, in cui siamo condannati a restare svegli.
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